adolescenti | Benedetta

Nigeria Kidnapped GirlsSono arrivata a Roma due anni fa circa. Non ricordo esattamente quando, sembra passata una vita intera. E forse è stato così per davvero.
Sono arrivata qui perché sono dovuta fuggire dal mio bellissimo Paese: ho visto la guerra tra musulmani e cristiani e poi la guerra si è presa mia mamma e mio papà ed eccomi qui.
Arrivata qui ho sofferto molto, non voglio raccontare di questo. Nemmeno di quegli esami alle mie ossa che hanno detto che io non avevo l’età che avevo e ho dovuto adattarmi a una nuova età, oltre che a una nuova lingua, una nuova cultura, una nuova alimentazione, un nuovo clima. Nemmeno voglio parlare dell’avvocato a cui ho dovuto raccontare mille volte la mia storia che non quadrava molto. Non voglio nemmeno parlare della Commissione che dopo l’interrogatorio mi ha concesso la protezione sussidiaria che io continuo a chiamare documento.  
Sono una ragazza semplice, mi bastano le cose più importanti. Prima di tutto amo cucinare, ma ancora di più mangiare. All’inizio non mi piaceva affatto la cucina italiana: quante verdure e poi ‘sta idea della pasta fredda, che era? Un giorno poi mi sono innamorata: gli spaghetti con il sugo. Tanta cipolla e i pomodorini freschi o la polpa di pomodoro, e io sono la ragazza più felice del mondo.
Mi ricordo che quando ho iniziato ad andare a scuola, mi hanno iscritta a un corso di acquagym: che fatica! Io sono un bradipo e entrare in acqua di inverno con questo freddo italiano mi sconvolgeva! Mi mettevo a dormire e il mio educatore veniva a svegliarmi e mi diceva di andare per non avere la pancia come la sua! Allora l’altra educatrice al mio rientro mi faceva trovare gli spaghetti al pomodoro! Questo sì che per me è prendersi cura di me.
Poi l’altra educatrice, che all’inizio mi sentiva cantare, mi osservava da dietro la porta e sorrideva e ho capito che le piaceva allora mi sono messa a cantare con lei in giardino: lei non sa che io so, ma l’ho aiutata a stare meglio, anche per lei quello era un periodo difficile.
L’altra invece, mi guardava con quegli occhi fissi, i suoi dentro i miei e parlavamo in quel modo, perché io l’italiano fatico proprio ad impararlo. Lei infatti mi ha iscritto a tante scuole, parlava sempre con le mie maestre, mi diceva di studiare e studiare e io le dicevo sempre: “Spacca mia testa e metti dentro libri così io imparo!”, ma non funzionava così.
Allora mi sono dovuta tirare su le maniche e provare a studiare: in alcuni momenti ho anche pensato di essere stupida, perché proprio non mi entravano le cose in testa. Invece ce l’ho fatta. Ho preso la terza media, ho preso un attestato di una scuola professionale e ho anche lavorato in un supermercato per tanti mesi e tutti hanno sempre parlato bene di me.
Questo è molto importante, perché io sono stata educata bene, motivo per cui tante volte mi arrabbio con questi altri ragazzi qui in comunità, questa è la mia casa con i miei educatori. Sono loro la mia famiglia, a loro ho presentato anche un amico un poco speciale con cui uscivo.  Con loro mi sono permessa anche di urlare, litigare e tanto anche.
Un giorno volevano portarmi da uno psicologo, e siccome io mi fido dei miei educatori ci sono andata. Ma solo una volta, perché poi ho capito che Dio è meglio di chiunque altro e mi sono affidata a Lui come sempre. I miei educatori mi hanno voluto bene lo stesso.
Loro mi vogliono bene sempre. Spesso li aiuto, perché hanno tante cose da fare, ma soprattutto mi piace cucinare per loro e per tutti i ragazzi i miei piatti tipici. All’inizio i ragazzi storcevano il naso, ma adesso quando io cucino è festa per tutti ed è bello sapere che rendo felice qualcuno.
Voglio bene ai miei educatori: quando escono dal turno dico loro di fare attenzione in macchina, dico loro di non arrabbiarsi troppo perché fa male alla salute: “piano piano my educator” .
La domenica mattina mi piace svegliarmi prima degli altri e chiacchierare con l’educatore in turno da sola: mi fa ricordare i momenti in cui lo facevo con la mia mamma, di fronte a casa.
C’è una cosa, che per me è la più bella di tutte. I miei educatori non solo mi vogliono bene, ma mi credono sempre. Hanno fiducia in me. Sanno che sono grande. Sono grande dentro, io lo so di esserlo. Non sono presuntuosa, ma vedo solo e sempre la realtà, e io so che sono davvero forte. Non ho paura di nessuno, solo di Dio, ma Dio non mi fa male. Non ho mai fatto male a nessuno, anche se a volte avrei voluto uccidere qualcuno, ma solo perché era molto razzista e cattivo verso di me. Ma non l’ho mai fatto, i miei educatori mi hanno aiutata a capire che qui in questo paese c’è anche questo e io ho spiegato che anche nel mio è così… e ho scoperto che tutto il mondo è paese.
Ho scoperto che diventare grandi è facile, ma esserlo è molto più difficile. Più si cresce, più ti viene chiesto. Da me invece è tutto naturale, siamo noi a fare il tempo, non è il tempo a fare noi. Comunque ho capito come funzionano le cose e così mi sono adeguata.
L’altra notte ho sognato i miei genitori che spesso vengono a trovarmi in sogno: erano orgogliosi di me, anche se ora non ho ancora un lavoro.
Qui, più che nel mio Paese, ho capito che la vita non è facile. Non lo è affatto.
Ho pianto molte volte tra le braccia dei miei educator e dicevo: “The life not easy”. E loro non mi hanno mai detto bugie. Mi rispondevano: “Hai ragione, but you can”.
Ho scoperto che posso.
Adesso ho 18 anni, cerco lavoro e ho paura di non trovarlo. Parlano di borse lavoro, di contratti. Io non ho ben capito, so solo che io voglio lavorare, imparare e non stare qui a fare nulla, non so stare con le mani in mano.
Adesso ho 18 anni e spero che il mio nome sia anche una promessa, come lo è stato fino ad oggi.
Che bello essere non solo accolti, ma accettati e valorizzati per quello che si è.  Quando uno si sente a casa con se stesso, è perché qualcuno lo ha amato e protetto. E se uno è stato amato, allora potrà farcela.
Forse non parlerò bene l’italiano e ho la testa dura, ma il mio cuore ha capito tutto.