comunità adolescenti | Colazione per crescere insieme

colazioneUna normale domenica mattina... Mah, mica poi così normale! Sveglia presto perché c'è chi ha la febbre e ha troppo freddo per uscire dal letto e così inizia a chiedere aiuto a tutti: "Chiamate l'educatore, sto male!" E a quel punto uno a uno si alzano e si aggirano come zombie verso la sala da pranzo in cerca di cibo... Ma sono solo le 8! Si prospetta una lunga domenica!

Anche la piccola ammalata dopo una tachipirina è già in pista come sempre... Guai a perdersi un solo momento di chiacchiera tra "donne".

E così in 5 attorno a un tavolo, tra latte, biscotti e marmellata a chiacchierare di cose da femmine, più o meno.

Si parla di film dell'orrore che insistono a voler guardare perché ormai sono grandi ma ammettono di farlo coprendosi gli occhi... Beh, lo facciamo anche noi grandi e la cosa le fa ridere perché dopo tutto i grandi non sono poi così diversi!

Ci si racconta degli amici di comunità che ormai sono andati via ma che ancora vivono nei loro ricordi ed è come se volessero farli rivivere parlandone nella testa di chi invece è appena arrivato; come se volessero ricordare ai nuovi che lo spazio occupato da chi c'era non può essere riempito da qualcun altro...

E poi pearcing e tattoo: ne hanno già, ne vorrebbero ancora, quasi a urlare che il loro corpo è pronto a diventare grande e a parlare di sé. "Ma anche tu ne hai? E quando li hai fatti?" E scoprire che un tempo non era così una moda, che magari si aspettava di essere grandi prima di segnare il corpo per sempre. Riflettere insieme sul "per sempre" di un tatuaggio, sulla fretta di precorrere i tempi senza rendersi conto che poi sarà un segno indelebile, una delle poche cose che resterà con loro davvero per sempre.

E poi storie, racconti ed esperienze dei vecchi e dei giovani... Il confronto tra chi, pur nel loro stupore, è vissuto senza internet e senza cellulare riuscendo ugualmente ad avere amici, a divertirsi, a fare cose che spesso oggi i ragazzi non hanno più l'occasione di fare. E vedere i loro sguardi perplessi, increduli ma anche curiosi. "Ma come facevate a dire alla mamma dove eravate?" Forse un tempo si parlava di più, ci si guardava di più negli occhi.

Una colazione lunga, tra risate e riflessioni, che arricchisce i grandi e i piccini.

E ora che il turno è finito, tornando a casa una domanda gira in testa. Perché lavoriamo con gli adolescenti? Per questo, perché passano gli anni e noi siamo sempre più fonte di una storia lontana per loro, ma anche perché continuano a stimolarci con le loro domande e i loro perché.