comunità crescere insieme | La bellezza degli altri. La percezione del corpo nell’adolescenza

637332809È risaputo: durante l'età critica dell'adolescenza il corpo assume significato e simbologie che risuonano ad alta voce nelle emozioni e nei sentimenti dei ragazzi. Il corpo cambia: si passa da un corpo minuto a un corpo che diventa e chiede sempre più grandezza, più spazio, più ascolto. I nostri ragazzi si guardano allo specchio e troppe volte l'immagine riflessa non è di loro gradimento. È un'immagine troppo nuova, molto diversa da quella di poco tempo prima. Soprattutto non è l'immagine che gli altri pretendono. I media, come la televisione e le riviste, esibiscono immagini di ragazzi e ragazze sempre perfette, in ordine, sorridenti, luminosi, sempre apparentemente all'altezza del mondo attorno. Sui social, poi, esplode la mania delle "vippine" e dei "vippini". Chi sono? Sono ragazzi e ragazzi, i nostri figli magari, che sentono il bisogno di emulare i loro idoli e si affannano tra selfies su Instagram con l'obiettivo di avere il maggiore numero di likes, per avere più visibilità. Perché, come afferma Charmet, l'adolescente "ha bisogno di vedere riflessa la propria immagine nello specchio della relazione con gli altri".

Il corpo assume così un nuovo significato: diventa il ponte attraverso cui si conoscono gli altri e soprattutto lo specchio di come gli altri ci vedono. Non a caso, infatti, i disturbi alimentari insorgono nell'età adolescenziale, fase dello sviluppo in cui l'individuo inizia a confrontare l'idea e l'immagine che percepisce della sua fisicità con quella di coloro che gli stanno intorno. C'è una novità rispetto alla fisicità: se una volta gli adolescenti vivevano il corpo con un senso di colpa (soprattutto in relazione allo sviluppo sessuale, sfociando ad esempio in una negazione delle rotondità femminili tipiche dello sviluppo), oggi gli adolescenti in generale si sentono brutti. Questo significa che viene messo in discussione qualcosa di concreto, che può essere messo alla prova, cambiato, modificato, ferito e punito perché non percepito all'altezza. Così nelle palestre si affollano giovani teenager che sottopongono il loro corpo ad allenamenti assurdi e non controllati da esperti, o a diete ipocaloriche non consigliate da dietisti o nutrizionisti. In altri casi, il giovane si rinchiude nella sua solitudine, nella rabbia e in un dolore che non riesce ad esprimere in parole (come si può esprimere il sentimento di bruttezza?) e riversa attraverso l'autolesionismo, che non conosce censure nemmeno più sui social, anzi, diventa un urlo soffocato al gruppo a cui si appartiene.

Il ruolo dell'adulto diventa così fondamentale in questo momento tanto delicato: non ci sono ricette precise o vademecum di esperti da seguire. Noi adulti che ruotiamo intorno ai giovani adolescenti dobbiamo avere la forza e il coraggio di concedere a noi stessi e ai nostri giovani la possibilità di essere completamente se stessi, riservando loro uno spazio di ascolto privo di giudizio e attento alle paure, soprattutto quelle non dette, che spesso attanagliano chi con tanta fatica sta provando a crescere.

Per approfondire:

La paura di essere brutti, Intervista su D Repubblica a Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta

Riscoprire l'autenticità del bello di Marisa Musaio, ricercatrice di pedagogia generale e sociale dell'Università Cattolica