comunità crescere insieme | Una giornata qualunque

ef119040b5_7534053_medSiamo dodici. Una attaccata all'altra e tintinniamo di continuo.
Ci portano sempre con loro e spesso ci appoggiano sulla scrivania dell'ufficio o sui piani della cucina.
Abbiamo sempre una visuale perfetta e riusciamo ad ascoltare e vedere ogni cosa, quasi.
Addirittura ci portano quando prendono quelle ceste colorate che contengono tutti i vestiti sporchi e li mettono in lavatrice: non ci perdiamo nulla insomma, nel bene e nel male. 
Le nostre giornate trascorrono sempre di corsa, tra una porta e l'altra. Si è sempre di corsa e il tempo è diverso da come scorre fuori da qui.
Vediamo molte persone, di tutte le età. Vediamo i loro visi e tocchiamo le loro mani. Abbiamo capito di essere preziose agli occhi dei custodi di questa casa molto grande perché quando ci consegnano a qualcuno dicono: "Tieni, mi fido di te, non darle a nessuno".
Sentire le mani è un' emozione che pochi hanno il lusso di provare. Talvolta sono tese, ci stringono e ci fanno girare da una mano all'altra. Stringono. Sono mani che tolgono il fiato a volte. La sensazione più piacevole è quando a sfiorarci sono le loro mani, di questi ragazzi che abitano qui. Sono morbide, non sempre pulite fuori, ma dentro si sente che passano sentimenti puliti come l'acqua cheta.
Da quella scrivania poi, parole e volti non sempre dicono la stessa cosa e questo ormai non ci sorprende più.
Da poco ci è capitato di vedere che un ragazzo molto alto, ma si vede che è molto piccolo dentro, dicesse di non essere "emotivo come le altre persone normali". Noi ci siamo sorprese, perché aveva il volto teso, gli occhi gonfi di lacrime e rabbia e paura e uno dei custodi della casa forse l'ha intuito e gli ha domandato con un sorriso che sapeva di caldo: "E perché non lo saresti tu?". Poi, in un secondo, il tempo si è fermato, oppure è passato un secolo, il piccolo ragazzo ha risposto: "E' semplice, perché così non posso più stare male". Noi abbiamo solo più visto una mano tesa verso un'altra mano e dei fazzolettini di carta che scivolavano sotto i nostri occhi di ferro e ottone.
C'è un altro luogo che amiamo particolarmente: la cucina. Lì vediamo i piccoli e i custodi di casa che girano come matti e pentole e idee e culture che si mescolano: il pesce a quello non piace, a lei non piacciono le verdure, solo insalata, un'altra è a dieta e qui barano un poco: i grandi mettono un poco meno sulla bilancia e lei mentre uno si gira afferra un pomodoro, un pezzo di pane, una carota. E noi siamo lì appese, oppure su quei piani.

Qui siamo solo un mazzo di chiavi di questa grande casa.
Qui siamo solo un mazzo di chiavi: custodi di storie, di culture e vita.
Non apriamo tutte le porte, ma cerchiamo di vederle tutte e di non forzarle mai.