la nostra storia_crescere insieme: un nome, un programma. rivoluzionario

La prima comunità familiare nasce in seguito a una tragedia: un uxoricidio che lascia orfani 5 bambini. Come garantire a questi fratelli di poter crescere insieme senza essere separati e ricoverati in un orfanotrofio?

L’Associazione trova un alloggio, sceglie due ragazze disposte a vivere con i bambini e a fare loro da mamme-educatrici, garantendo così l’unità familiare; la possibilità di crescere insieme, appunto, tenendo uniti i fili di una storia. In breve tempo, le comunità familiari sono 5, ognuna con 5 fratelli. 25 vite spezzate, alle quali viene data una nuova possibilità. 25 persone che - come disse una volta Renzo Trinello - «oggi sono tutte all’onor del mondo».

La prima comunità familiare è un segno di rottura, di discontinuità nella prassi regolare di intervento. Si crea una soluzione inedita, a misura della situazione, scegliendo di andare oltre l’accogliere e il prendersi cura, per assumersi anche una responsabilità nel preservare la storia dei più sfortunati. È una rottura nel nome di un gruppo di bimbi, orientata dalla convinzione che per quei bimbi c’è un futuro possibile, insieme. È una rottura feconda che condiziona, da allora in avanti, il modo di tutelare i più deboli. È una rottura generativa, perché, anche grazie ad essa, noi esistiamo come organizzazione sociale.

Sul finire degli anni ‘70, infatti, inizia un dibattito sull’utilità delle IPAB che rischia di condurre alla chiusura delle comunità.
Il Sindaco di Torino, Novelli, suggerisce così a Renzo Trinello di incardinare i progetti dell’Ente Stillio in una cooperativa sociale. Per questo viene rilevata un’organizzazione già esistente e mai avviata, nata per la gestione di asili per bimbi; si chiama CEDI.
Il primo atto è una nuova denominazione: è così che nasce la cooperativa sociale Crescere Insieme.