migranti | Da Mare Nostrum a Triton

rifuguatiQuando leggiamo, o sentiamo parlare dai mezzi di comunicazione, degli sbarchi di migranti a Lampedusa o sulle coste dell’Italia del sud, ci imbattiamo spesso in nomi che identificano le operazioni di salvataggio, come Mare Nostrum, oppure gli organismi istituzionali che se ne occupano a livello nazionale o europeo, come l’agenzia Frontex. Ma dentro questi nomi che cosa troviamo? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, anche se non è semplice.

Partiamo dall’agenzia Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne. Viene spesso nominata perché si occupa, tra le altre cose, del supporto agli Stati dell’Unione Europea che necessitano di maggiore assistenza e sostegno, in quanto le loro frontiere sono maggiormente esposte all’arrivo di migranti in situazioni emergenziali. Nasce nel 2004 e ha sede a Varsavia.

Le azioni attraverso cui Frontex cerca di realizzare i propositi per cui è nata sono le operazioni di cui sentiamo spesso parlare. In questo momento è attiva l’operazione denominata Triton, partita il 1 novembre 2014, in seguito alla chiusura di Mare Nostrum.

Ne abbiamo sentito parlare per un anno da tutti i mezzi d’informazione, ma in cosa consisteva l’operazione Mare Nostrum?

È un’operazione militare e umanitaria, autorizzata dal governo italiano (e non dall’Unione Europea o dall’agenzia Frontex), iniziata il 18 ottobre 2013 e chiusa il 31 ottobre 2014, che si è svolta principalmente nella parte meridionale del mar Mediterraneo. Le definizioni tecniche parlano di “potenziamento del dispositivo di controllo dei flussi migratori”, di “garantire la salvaguardia della vita in mare”, di “assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti”.

Questa operazione prende avvio in seguito a quella che viene denominata “la tragedia di Lampedusa”, ovvero il naufragio, avvenuto il 3 ottobre 2013 a poche miglia dal porto di Lampedusa, di un’imbarcazione proveniente dalla Libia e carica di migranti. I morti accertati sono 366, 20 i presunti dispersi. Si salvano 155 persone, di cui 41 minori, dei quali solamente uno è accompagnato dalla famiglia. Il viaggio dei migranti - tutti africani di diversa provenienza (prevalentemente Eritrea, Somalia, Etiopia, Ghana e Tunisia) - è durato 3 giorni e l’imbarcazione era quasi giunta a destinazione quando si è sviluppato un incendio che ne ha provocato l’affondamento in pochissimo tempo.

Sull’onda emotiva che suscita questa tragedia, il commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström sollecita l’Unione Europea a un intervento più massiccio nel mar Mediterraneo, incrementando le attività di “search and rescue” e chiamando in causa l’agenzia Frontex. Anche José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, dichiara che l’Unione Europea interverrà, stanziando 30 milioni di euro per aiutare i rifugiati in Italia.

La situazione va comunque affrontata immediatamente e il pattugliamento del Canale di Sicilia va rafforzato, per prestare soccorso ai migranti e cercare di evitare altre tragedie, dato che gli sbarchi continuano anche nei giorni successivi. Di conseguenza, il governo italiano autorizza l’operazione Mare Nostrum.

Per capire che cosa concretamente questa operazione sia, il Corriere della Sera realizza una web serie, dal titolo “La scelta di Catia. 80 miglia a sud di Lampedusa”, nel quale vengono raccontati gli ultimi 60 giorni di lavoro del comandante Catia Pellegrino, prima donna comandante della Marina Militare, a bordo del pattugliatore “Libra”, impegnato, appunto, nel soccorso delle imbarcazioni cariche di migranti, che quasi ogni giorno attraversano il Mediterraneo.

L’operazione si chiude, dunque, il 31 ottobre 2014, e il giorno successivo parte l’operazione Triton, questa volta organizzata da Frontex. Questa prevede, innanzitutto, il pattugliamento del Canale di Sicilia e il mare davanti alle coste calabresi fino a 30 miglia dal litorale, a differenza di Mare Nostrum, i cui mezzi potevano arrivare fino a ridosso delle coste libiche. I mezzi, comunque, possono spingersi oltre le 30 miglia in caso di interventi di ricerca e soccorso. Rispetto a Mare Nostrum, il budget è decisamente inferiore: si passa da 9,5 milioni di euro a 3 milioni di euro.

Dopo solo un mese, è difficile fare un bilancio della nuova operazione. Gli sbarchi, com'era prevedibile, sono continuati; l’unico elemento deterrente, per ora, risulta essere il tempo meteorologico e, quindi, le condizioni del mare. Nonostante l’impegno europeo, è sempre l’Italia il fulcro di questa operazione: la metà dei mezzi impiegati sono italiani, gli altri Stati che intervengono sono l’Islanda con una nave e la Finlandia con un aereo; il centro di coordinamento internazionale è a Pratica di Mare e le basi operative sono Lampedusa e Porto Empedocle.