migranti | L’esame di Adama

fce872c92308817b52db78e970a9c1c0Adama ha poco più di vent'anni, lo sguardo brillante e il sorriso contagioso. Partito dalla Costa d'Avorio ha vissuto qualche mese in Libia, prima di imbarcarsi per raggiungere le coste italiane. Quando gli si chiede come sia vivere in Libia, lui abbassa lo sguardo, con la mano fa un gesto in aria, come per allontanarne il ricordo, e dice “Eh, la Libye, là s'ils voient un noir, ils prennent le fusil et ils lui tirent contre, comme si c'était un chien”.

Adama è entrato in uno dei nostri appartamenti a metà del caldo ottobre 2014: infradito ai piedi e come bagaglio un sacchetto di plastica con una manciata di vestiti e gli occhi stanchi, ma pieni di sogni. “Moi, je veux gagner mon avenir”, lui vuole guadagnarsi un futuro migliore. Nel suo Paese d'origine non è andato a scuola, ha sempre lavorato in campagna, nelle piantagioni di cacao. A Torino invece inizia ad andarci: è strano ritrovarsi a vent'anni seduto tra i banchi di scuola, zainetto in spalla e lavagna nera piena di segni incomprensibili. È faticoso, ma lui sa bene che se vuole trovare un lavoro il primo passo è imparare la lingua italiana. Con grande impegno inizia a frequentare un corso di alfabetizzazione al Sermig tutte le mattine, al quale si aggiunge poi il corso di italiano al CPIA nel pomeriggio. I mesi passano veloci e l'esame si avvicina sempre di più: lui vuole superarlo a tutti i costi e la maestra, come la chiama lui, gli propone un corso serale di potenziamento. Sette ore di scuola al giorno e a giugno supera l'esame di terza media!

Per festeggiare oggi siamo andati a Superga: Adama si riempie gli occhi di panorama e le orecchie di storie, scatta foto, tantissime foto, e passeggiando tra gli alberi gli sembra per un attimo di essere tornato nella sua terra. Dal belvedere guarda lontano, la città si distende a perdita d'occhio. “È molto grande Torino! Guarda là, lo riconosco, è il pallone di Porta Palazzo, vicino alla scuola, e là è il terreno dove abbiamo giocato il Balon Mundial”.