migranti | l’Italia è una meta o una tappa?

migrantiIn questi mesi abbiamo assistito a continui sbarchi di migranti sulle coste italiane e anche noi, come Crescere Insieme, abbiamo accolto e ospitato molti di loro. 
Come operatori, ci siamo trovati ad affrontare situazioni molto diverse e, questa volta, vorremmo parlare di coloro che fuggono dalle strutture di accoglienza dopo pochi giorni o addirittura poche ore dall'arrivo. 
Il fatto è che, per alcuni, l'Italia non è la meta finale ma solo una delle tappe del viaggio intrapreso molto tempo fa. In particolare, chi proviene da paesi dove la guerra e la dittatura sono la realtà da lungo tempo, ha parenti, amici o conoscenti che hanno già percorso lo stesso cammino e possono aiutarlia stabilirsi in altri paesi europei. La legislazione europea, però, è un ostacolo al raggiungimento di questa meta: essa prevede, infatti, che chi vuole chiedere l'asilo politico in Europa, possa farlo solo nel primo paese dell'Unione Europea in cui mette piede, e non in un paese a sua scelta (Regolamento Dublino II, Regolamento CE n.343/2003). Dall'altra parte, per chiedere l'asilo politico in Italia, bisogna seguire una procedura burocratica che comprende la trasmissione delle proprie generalità e il cosiddetto "fotosegnalamento" (fotografie e impronte digitali) presso gli uffici della Questura. Questi dati vengono poi inseriti in un database a disposizione di tutte le polizie dell'Unione Europea, cosicché chi chiede l'asilo politico in Italia, non possa chiederlo anche altrove. 
A questo punto, le persone che non hanno intenzione di fermarsi in Italia spesso rifiutano di lasciare le loro generalità o di sottoporsi al fotosegnalamento, per paura di rimanere bloccati qui. Per lo stesso motivo, lasciano l'accoglienza molto rapidamente, cercando di lasciare meno tracce possibili, diretti verso  i paesi del nord Europa o l'Inghilterra. 
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