migranti | Tu non puoi sapere

anar2Quando ho lasciato il mio Paese mia madre mi ha dato un mantello. Ora non ce l'ho più, il viaggio è stato lungo e sono successe tante cose. Tu non puoi sapere.

Vicino a casa mia c'era un terreno, avevamo piantato l'uva. Sai quanti tipi di uva ci sono in Afghanistan? Più di cento! Avevamo piantato l'uva per venderla. Poi sono arrivati i talebani, hanno rovesciato il diesel sul terreno e hanno dato fuoco a tutto. Mi chiedi il perché? Eh, perché... Perché volevano farci paura, farci stare zitti. Ma tu non puoi sapere cosa vuol dire.

Siediti, bevi un po' di thè.

In quel campo avevamo anche un melograno. Anar, nella mia lingua si chiama così. In Afghanistan i melograni sono buonissimi, dolci, succosi. Guarda, questo l'ho comprato al Carrefour, ma ha solo la forma di un melograno, il sapore no, quello non si può trovare qui. Tu non puoi sapere qual è il vero sapore del melograno e forse... forse anche io non lo so più, sono passati tanti anni...

Assaggialo.

Quando sono partito mia madre mi ha dato un mantello, ma quando ho dovuto oltrepassare una delle tante frontiere che mi avrebbero portato verso ovest i trafficanti mi hanno detto che non potevo portare nulla con me. Ma io non potevo separarmi dal mio mantello, era un regalo di mia madre, e così me lo sono arrotolato sotto la maglia. Tu non puoi sapere cosa vuol dire viaggiare attraverso il Pakistan, l'Iran, la Turchia, la Grecia... Mi dici che hai letto dei libri, ma tu non puoi sapere cosa vuol dire camminare per mesi, senza sapere se mai arriverai alla fine del viaggio. E in realtà, neanche la conosci la fine del viaggio.

Ti piace il melograno?

Sai, la parola anar non si usa solo in pashto, ma anche in dari, farsi, curdo, urdu, hindi... è una parola che viaggia, un po' come me.

L'ultimo anar che ho mangiato è stato quello che mi ha dato mia madre, il giorno della mia partenza.

Otto anni fa.

Insieme al mantello.

Quando sottovoce ha detto solo questo: da khoday pa amaan.

Addio.