Qual è il futuro dell’Hotel Ritz di Banchette?

Dal luglio del 2011, Crescere Insieme per conto del consorzio Connecting People, gestisce l'accoglienza di 90 richiedenti asilo subsahariani fuggiti dalla Libia di Gheddafi, diventando teatro, o luogo di origine, per colloqui di sostegno, azioni di prevenzione, assistenza sanitaria, corsi di italiano, percorsi di informatica, assistenza legale, orientamento al lavoro, inserimenti lavorativi, e molto altro ancora. Un anno e mezzo di attività di accoglienza e integrazione svolte non solo dagli operatori del consorzio Connecting People, ma anche dal territorio eporediese, coinvolto fin dall’inizio con la fitta rete di volontariato, pronta alla solidarietà.

Che cosa ne sarà dell’Hotel Ritz, dopo la chiusura dell’emergenza Nordafrica prevista per il 31 dicembre 2012? Questa la domanda alla quale alcuni protagonisti hanno provato a delineare una risposta nella conferenza stampa svoltasi oggi, giovedì 22 novembre, alle ore 11,00 presso i locali dell’albergo.Mauro Maurino, presidente di Crescere Insieme e responsabile del consorzio Connecting People, ha presentato l'idea di fondo che ha guidato la costruzione della prospettiva futura dell'Hotel di Banchette. Non disperdere il patrimonio di esperienza accumulato con la gestione dell'accoglienza dei migranti: questo è il punto di partenza. L’intenzione è di non chiudere con il passato, dunque, ma non solo: obiettivo importante è anche quello di mettere al servizio del territorio questa esperienza per creare occasioni di sviluppo, mantenendo le relazioni esistenti e instaurandone di nuove con enti pubblici e privati. “I progetti del Ritz sono progetti aperti,” dichiara Maurino, “aperti alla partecipazione di amministrazioni comunali e imprese eventualmente interessate”.

Maurino sottolinea, infine, un dato di fatto: l’Hotel Ritz di Banchette - 45 camere per 110 posti letto - non si può sostenere sulla clientela convenzionale - uomini d’affari o turisti - come già sperimentato in passato.

“Occorreva quindi trovare una soluzione che lo valorizzasse in modo inedito,” spiega. “ La linea che abbiamo seguito è tesa, da un lato, a remunerare tanto gli investimenti che la comunità locale e, dall’altro, a promuovere l’hotel presso categorie di clienti normalmente al di fuori dei circuiti alberghieri, rispondendo in particolare, ma non solo, alle esigenze delle comunità nazionali di migranti.”

Massimo Tornabene, direttore del Ritz, ha illustrato i progetti che si stanno preparando per il futuro prossimo. L’Hotel Ritz sarà una Casa Internazionale dello Studente che aprirà le sue porte agli studenti universitari e ai lavoratori in formazione di origine straniera, in qualità di struttura ricettiva, dotata di spazi comuni e di studio adeguati al progetto e camere per l'ospitalità. Oltre alla sistemazione alloggiativa, l’Hotel offrirà servizi specifici per studenti, come ad esempio corsi di italiano o attività di tutoraggio tecnico-specialistico sul corso di studi. Il secondo filone è rappresentato dal Progetto Orfani Bianchi. “Le donne migranti, in particolare le donne che cercano impiego nell'assistenza agli anziani,” spiega Tornabene, “spesso lasciano a casa i propri figli, per lavorare all'estero e sostenere la famiglia. I bambini restano in patria, affidati alle cure di nonni, zii, vicini di casa.” Nei casi più gravi, sono lasciati ai fratellini maggiori o da soli. Sono chiamati “children left behind” o “orfani bianchi”, perché i genitori li hanno, ma si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Si parla di una piaga sociale che, secondo le stime dell’Unicef, nella sola Romania colpisce 350.000 minori, pari al 7% della popolazione romena tra gli 0 e i 18 anni.

“Le camere e gli spazi comuni dell’Hotel Ritz saranno messi a disposizione al fine di ridurre gli effetti devastanti di questo fenomeno dei bambini abbandonati in patria,” dichiara Massimiliano De Stefano, imprenditore locale coinvolto nel progetto.

Il terzo e ultimo filone è più classico: il Ritz e la rete di cui è parte saranno candidati per offrire un certo numero di posti di accoglienza per richiedenti asilo che andranno ad aumentare la capienza del sistema ordinario (SPRAR). Il comune di Banchette e gli altri comuni interessati del territorio eporediese, il consorzio Connecting People e le cooperative sociali Pollicino, Crescere Insieme e Liberitutti struttureranno formalmente le relazioni attuali in un sistema a filiera che connette l’albergo con gli alloggi: il primo destinato a ospitare persone con uno status ancora incerto, i secondi per dare risposte a migranti con permesso di soggiorno, protagonisti di un progetto migratorio che trova senso nell’integrazione con il territorio.

Simone Cima, vicepresidente della cooperativa sociale Pollicino, chiude il cerchio degli interventi rimarcando l'importanza in questa fase storica di abbandonare l'arcaica differenziazione tra cooperazione sociale e imprenditoria profit. “Per troppo tempo,” afferma Cima, “ci siamo rappresentati come i “buoni”, in contrapposizione con i “cattivi”. Noi non ci sporcavamo le mani con i soldi. I tempi sono cambiati. Il welfare si deve poter sostenere anche dal punto di vista economico.”

Sulla stessa linea Maurino, il quale, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, parla delle risorse economiche che sosterranno il progetto. “Si tratterà senz'altro di servizi low cost, che saranno pagati anche dagli stessi fruitori,” spiega Maurino. “Le possibilità economiche non sono solo appannaggio dei cittadini italiani. I genitori degli studenti, per esempio, ottengono ben poco per i loro figli a fronte di un grande esborso economico. Le badanti rumene possono contare su uno stipendio regolare. Trovo che sia anche una questione di dignità. D'altro canto,” aggiunge, “non mancheranno interventi e azioni gratuiti, laddove non ci sia la possibilità economica.”