nessuno si senta escluso | la serata

In occasione della giornata mondiale del rifugiato 2012, i locali dell’ex esattoria, nel centro storico della cittadina di Ivrea, sono stati teatro dell’iniziativa "Nessuno si senta escluso. Testimonianze, immagini, storie di chi migra e di chi accoglie" promossa dal consorzio Connecting People e dalla fondazione Xenagos. Una quarantina di persone ha seguito con grande interesse e partecipazione gli interventi in programma. Diversi anche i bambini, italiani e africani, accolti negli spazi allestiti ad hoc con libri e giocattoli.

Dopo l’introduzione del giornalista Moreno D’Angelo, impegnato come operatore dell’accoglienza per la nostra cooperativa nel centro per migranti di Banchette, il fotografo Maurizio Gjivovich ha presentato “Waiting/Hotel Ritz”, slideshow che racconta il tempo precario e sospeso dei richiedenti asilo, rarefatto dall’assoluta incertezza sul futuro.

È da alcuni mesi che il fotografo eporediese segue attraverso il proprio obiettivo l'attesa, totale ed estraniante, dei documenti di soggiorno da parte dei migranti ospitati presso l'Hotel Ritz di Banchette. Il lavoro, ancora in progress, ha portato a diversi scatti che cristallizzano la sospensione del tempo, realizzati in grandi pannelli in vari angoli della libreria.

Dopo le testimonianze emozionate ed emozionanti di Ousmane Mohamed e Adama Coulibaly, due profughi ospitati presso la struttura, il discorso si è incentrato sulle prassi di accoglienza messe in campo nella gestione del centro dal consorzio Connecting People e dalla rete di volontariato che si è creata attorno ai 150 subsahariani provenienti dalla Libia in seguito all'emergenza Nordafrica del 2011.

Il direttore, Massimo Tornabene, e Barbara Micheloni, dell'agenzia per il lavoro Mestieri, hanno illustrato le numerose attività che hanno visto protagonisti i ragazzi del Ritz: corsi di italiano, corsi di informatica, iniziative di pulizia delle piazze, percorsi creativi di teatro e musica. Ma soprattutto, da tempo, un sistema di azioni tenute insieme da una parola chiave: lavoro.

Fin dal quinto mese di permanenza in Italia, i profughi sono stati iscritti ai centri per l'impiego e hanno usufruito di percorsi di orientamento lavorativo e di valutazione di occupabilità. A più di un anno dall'inizio dell'accoglienza, cominciano a vedersi i primi risultati. Sono 12 le borse lavoro della durata di 1/2 mesi attivate in aziende in prevalenza del settore agricolo, con sede a Ivrea e comuni limitrofi. Le borse lavoro sono finanziate dall'Agenzia per il lavoro Mestieri, dalla cooperativa AeG e, in parte, direttamente dalle aziende ospitanti. Le ditte sono state rintracciate attraverso una lunga opera di scouting da parte di Mestieri, con il supporto insostituibile della rete di volontariato locale. 4 di queste 12 persone hanno lavorato per un mese in campo agricolo, grazie a un contributo economico della Diocesi di Ivrea. 22 persone hanno svolto un'attività di lavoro, della durata di 1 - 5 giorni presso privati attraverso il meccanismo dei voucher. Infine, 2 profughi hanno lavorato per un mese presso la scuola elementare del comune di Banchette, con interventi di pulizia e supporto del personale ausiliario.

Di seguito, l'intervento di Mauro Maurino ha esposto una riflessione della Fondazione Xenagos sui temi oggetto dell'incontro. L'arrivo e l'accoglienza dei migranti deve diventare un oggetto di interesse pubblico, affinché il fenomeno venga gestito e non subito dai territori stessi. Maurino ha sottolineato che il termine “pubblico” non deve essere inteso come sinonimo di “statale”: le soluzioni, infatti, non possono derivare da risorse statali bensì dalla mobilitazione di un mix di risorse delle comunità, composte di denaro, tempo, competenze, reti di cui lo Stato e le sue rappresentazioni costituiscono solo una parte.

Il discorso appassionato di Mauro Maurino ha stimolato una reazione piuttosto accesa da parte di Augusto Vino, Assessore all'Istruzione del Comune di Ivrea, che si è spinto fino ad auspicare una chiusura del Ritz, poiché, a suo avviso, il territorio “è stato scavalcato” dal governo centrale.

La successiva polemica sui modelli vincenti (piccolo centro vs grande centro, assistenza vs autonomia, accoglienza vs integrazione), scatenata dal volontario sig. Michelizza, ha portato la serata lontano dalle storie e dalle testimonianze personali, impedendo anche di affrontare il tema più importante: quali sono le soluzioni attivabili di fronte al trend dei dinieghi? La Questura di Ivrea, infatti, ha già notificato 15 dinieghi allo status di rifugiato e 3 permessi per protezione umanitaria sui 36 passaggi in commissione dei 78 ospiti attuali.

A meno di una decisione politica, nel senso del riconoscimento di un permesso di protezione temporanea per tutti i rifugiati - come richiesto da Connecting People, Croce Rossa del Piemonte, Sermig e da numerose associazioni - anche i ricorsi presentati dai migranti subsahariani con tutta probabilità otterranno lo stesso risultato negativo. Senza un permesso di soggiorno, i profughi del Ritz, così come i 25000 giunti sul territorio italiano nell'emergenza Nordafrica, si trasformeranno in clandestini, dopo più di un anno di impegno, confronto, tessitura di legami con l'Italia. Non è facile disfare d'un colpo tutto ciò che è stato fatto.

Un segnale della grande sensibilità del territorio eporediese è rappresentato dall'intervento di una ragazza del pubblico, che ha offerto una stanza della propria casa ai profughi del Ritz, prendendo spunto da un altro territorio che si è mobilitato in questo stesso senso per i richiedenti asilo: il biellese.

Nella polemica, si sono purtroppo toccate alcune punte di assoluta ineleganza, lasciando intravedere da parte dei due critici un disorientamento che va oltre il mero disaccordo sulle questioni di principio e che non è volto alla costruzione di una strada futura; il disorientamento di chi non riesce a capacitarsi delle grandi competenze e della rete di energie messe in campo dalla propria comunità di appartenenza attorno alla missione di accoglienza incarnata dall'Hotel Ritz di Banchette, preferendo sottolinearne le difficoltà e le inadeguatezze. Si è sfiorato il paradosso, quando Maurino è stato appellato come “ospite” da Augusto Vino, con la finalità di ottenerne il silenzio: Maurino, un torinese a Ivrea! C'è da chiedersi sinceramente come si possa parlare di apertura, di solidarietà e di integrazione con questi presupposti.

La contrapposizione, più volte richiamata con intento critico, tra il (buon) modello SPRAR e il (cattivo) modello dell'emergenza Nordafrica, ha reso ancor più evidente la necessità di un profondo rinnovamento del sistema di accoglienza italiano alla luce di questo anno di esperienza, con i suoi pro e i suoi contro. Su questi temi, Connecting People e Fondazione Xenagos stanno attualmente portando avanti una riflessione, in collaborazione con altri enti gestori del Piemonte.