strutture per minori | nuova normativa

A dicembre scorso è uscito il DGR 25-2012: Approvazione della tipologia e dei requisiti strutturali e gestionali delle strutture residenziali e semiresidenziali per minori. Il provvedimento sostituisce, revocandola, la precedente deliberazione (n. 41-12003 del 15.3.2004).

Le nuove norme costituiscono la base per progettare e realizzare interventi a favore dei minori, per quanto riguarda comunità e altre forme di accoglienza, come i Centri Diurni. Queste tipologie di servizi rappresentano da anni un settore di rilievo per la cooperativa Crescere Insieme, un'area storica di intervento, che richiede ridefinizioni e rilanci in un momento di crisi profonda.

Si tratta di un provvedimento atteso da molto tempo, che finalmente ha trovato espressione nelle sedi competenti ed è stato prontamente recepito da coloro che nella nostra organizzazione di occupano di infanzia e adolescenza.

 Nella delibera si individuano, fra gli altri, alcuni orientamenti forti:

- la necessità, ovvia, di contenere le spese, rispetto all'utilizzo di strutture particolarmente onerose come quelle residenziali;

- la sollecitazione a promuovere forme alternative alla residenzialità, attraverso l'implementazione di altri strumenti e interventi: affido, supporto alla famiglia in generale, azioni preventive;

- il tentativo, in continuità con il provvedimento precedente, di definire modellistiche maggiormente appropriate ai bisogni, anche in considerazione delle nuove forme di disagio e delle differenti problematiche.

Volendo mettere l'accento su tematiche decennali, vale la pena sottolineare alcuni aspetti strutturali riguardanti i servizi educativi.

Il primo riguarda la difficoltà a riconoscere ed esplicitare modelli di riferimento che peraltro rientrano nelle prassi ma sono scarsamente sottoposti ad elaborazioni critiche. In questo senso, l'adozione dei sistemi di qualità - complessivamente appesantente e relativamente utile - non ha rappresentato uno stimolo efficace nel rivisitare processi ed azioni, prendendo distanza riflessiva dal racconto di ciò che si fa; quindi una "debolezza" sul piano metodologico rispetto ad altre discipline e saperi.

 Il secondo rilievo appartiene sempre al piano metodologico. A fronte dell'espandersi di "naturali" modelli di tipo qualitativo (narrazioni, biografie, la “relazione”, ecc.), è rilevabile la strutturale carenza di riflessioni e studi quantitativi (numeri, statistiche, ecc.), a fornire supporto agli orientamenti e alle considerazioni. Il dato numerico, se presente, ha spesso una funzione di monitoraggio della gestione economica, ma è poco utilizzato sulla dimensione dello studio e della ricerca, nella ridefinizione dell'oggetto di lavoro. Questo fattore non riguarda solo i singoli servizi, ma anche le aggregazioni più ampie, come organizzazioni di secondo livello (CNCM, CGM), che hanno maggior accesso a volumi di dati potenzialmente significativi.

 Un'ultima riflessione riguarda le modalità in cui le organizzazioni assumono anche culturalmente i cambiamenti e le trasformazioni di cui l'aspetto legislativo è contemporaneamente vincolo ed espressione. Già nel 2006 Franca Olivetti Manoukian sottolineava alcuni spunti critici sulla capacità di "mediazione" delle organizzazioni che continuano ad essere molto attuali (vd. Animazione Sociale 2006, Possiamo ancora cambiare?)

(Michelangelo Grenci)