Transgender a scuola: una storia da social (network)

f5100bf8-0148-4f33-99a6-b2e5ebf3b05cSquilla il cellulare: messaggio Whatsapp, gruppo mamme.

Quale catastrofe stavolta? La scuola non è ancora cominciata e già ci si messaggia con le disgrazie dei compiti delle vacanze. Ah no, stavolta è un’immagine… vediamo…la solita catena?

No, non la solita: in alto campeggia la scritta ‘No gender’, e sotto ad una bella foto di bambini in grembiule stile scuola coloniale (ma siamo in Italia…) una scritta rossa, con molto stampatello, mi ordina di stare attenta, di NON FIRMARE IL PATTO DI CORRESPONSABILITA’ perché autorizzerebbe gli insegnanti a impartire lezioni gender a mio figlio. E ai miei bambini.

Luana chiede: "Sapete qualcosa di questa cosa che gira in rete?" insinuando il dubbio che si tratti di una notizia ‘gonfiata’.

Sì, lo so. So che è l’ennesima bufala, per l’appunto. Cerco l’articolo di legge e lo trasmetto alle colleghe mamme.

 16. Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione
dei principi di pari opportunita' promuovendo nelle  scuole  di  ogni
ordine e grado l'educazione alla parita' tra i sessi, la  prevenzione
della violenza di genere e di tutte le discriminazioni,  al  fine  di
informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti  e  i  genitori
sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del  decreto-legge
14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge  15
ottobre 2013, n. 119,  nel  rispetto  dei  limiti  di  spesa  di  cui
all'articolo  5-bis,   comma   1,   primo   periodo,   del   predetto
decreto-legge n. 93 del 2013.

E Luana chiosa: "Secondo me il patto di corresponsabilità è talmente ovvio che non ci sarebbe neanche bisogno di firmare nulla."

Le fa eco Anna: "Hai ragione, cose ovvie nella normalità… altro polverone!"

Leggi l’articolo comparso su Vita, a seguito della nota del Miur, cliccando qui