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L’educatore e la scintilla

Quando si arriva alla fine di un percorso, nonostante i tanti anni di lavoro non si è mai abbastanza preparati. Se poi tutto finisce prima del previsto, la storia diventa ancora più complessa.

Un educatore tenta di vedere in ogni ragazzo il suo lato migliore. Quando si rende conto di non riuscirci o di non riuscirci più, cerca nuove idee, nuove strategie, chiede aiuto ai colleghi o a specialisti validi e competenti.

Capita spesso che il ragazzo o la ragazza rifiuti la mano che cerca di sostenerlo e cerchi di boicottare ogni tentativo in questo senso. L’educatore, quindi, si trova di fronte allo spettro del fallimento educativo. Ma poi, quasi sempre, succede qualcosa di speciale, quasi inspiegabile. E un collega educatore intravede qualcosa che rimette tutto e tutti in gioco, restituendo all'équipe la forza di provarci ancora.

Il cambiamento avviene solo se il ragazzo lo accetta, lo cerca, lo vuole. Ma è a noi educatori che spetta rintracciare quella luce, quella scintilla di possibilità che ognuno possiede, e far leva su di essa per progettare un futuro.

Fondamentale è credere nel nostro lavoro e nel progetto che proponiamo, pur consapevoli di non essere onnipotenti, di non riuscire ad aiutare allo stesso modo tutti coloro che ospitiamo, pur mettendocela tutta.

Ogni ragazzo ci pone di fronte ai nostri limiti, alle nostre difficoltà, alle contraddizioni della nostra stessa esistenza. È proprio questa grande sfida che rende unico il nostro lavoro. Molto spesso, per questa ragione, sono i ragazzi che "scelgono" l’educatore con cui si trovano meglio, con cui aprirsi e confidarsi, con cui instaurare un rapporto.

È difficile nel campo educativo avere un riconoscimento, sentirsi dire un “Grazie”. I tempi di un progetto non coincidono mai con le nostre aspettative.

La speranza però è che un giorno, magari dopo anni, ti capiti di rincontrare lo stesso ragazzo che hai seguito. Che stia bene e che abbia realizzato i suoi sogni, e che in un modo o in un altro si ricordi di noi educatori e dei compagni con cui ha condiviso la sua permanenza in comunità.