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Lockdown e tecnologia

Proviamo per un attimo a immaginare un lockdown con i ragazzi di alcuni anni fa. Come sarebbe stato? Saremmo riusciti a sopravvivere?

Noi educatori discutiamo spesso sull’argomento della tecnologia, in particolare sull’uso che i nostri adolescenti fanno del cellulare, dei social, di internet. Vengono fuori tanti interrogativi che spesso rimangono senza una risposta chiara e precisa. È giusto lasciare il telefono tutto il giorno ai nostri ragazzi, o questo aumenta in qualche modo il loro isolamento? Non sarebbe meglio concedere loro un tempo minore di utilizzo in modo da favorire una maggiore socializzazione tra di loro?

Forse non c’è una risposta univoca, valida in tutti i casi e in tutti i contesti. Bisogna guardare alla realtà: oggi come oggi, nella situazione che stiamo vivendo, uno strumento semplice come il cellulare è diventato fondamentale, di vitale importanza, indispensabile per accedere alle opportunità disponibili. Provate a dire a un adolescente di mettere il cellulare in un cassetto e vedrete uno sguardo perso.

Questo piccolo oggetto che ormai fa della nostra stessa anatomia, è pieno di contraddizioni. Ci può rendere distanti anche se seduti allo stesso tavolo, ma allo stesso momento ci permette di accedere a un mondo di possibilità: la didattica a distanza, una riunione di lavoro in remoto, una telefonata con amici e famigliari lontani. E queste possibilità sono tanto più evidenti in un periodo come questo dell'emergenza sanitaria che i ragazzi, in particolare nostri, vivono con grande difficoltà e fatica.

Lo smartphone, per i nostri ragazzi, è un mezzo per ascoltare la musica, un potentissimo strumento e canale di evasione, che offre una valvola di sfogo dai frequenti momenti di noia, di rabbia, di solitudine. I nostri ragazzi usano tantissimo i social network, ormai diventati la piazza virtuale dove si incontrano gli amici, si fanno due risate e ci si scambia anche qualche consiglio per la scuola.

Senz'altro, se fosse accaduto solo un decennio fa, il lockdown sarebbe stato decisamente più duro e avrebbe generato un numero maggiore di danni e di ferite al tessuto della società e, in particolare, alla generazione dei bambini e agli adolescenti, assetate di relazioni e voglia di esplorare.