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Progetto DiverTempo, concluso il percorso di sensibilizzazione

Durante le prime due settimane di luglio si è svolto un percorso di sensibilizzazione sul tema della disabilità condotto da Alberto Ferraris, educatore, per quanto riguarda gli aspetti educativi, e da Giulia Cassani, OSS, sul piano socio-sanitario.

Gli incontri, che si sono svolti in modalità online sulla piattaforma Google Classroom, rientrano in un’iniziativa più ampia di sensibilizzazione dei giovani sulla disabilità denominata DiverTempo. Il progetto è realizzato in collaborazione con il CISSAC di Caluso e con il contributo di Fondazione CRT

Il percorso, della durata complessiva di 16 ore, perseguiva come obiettivo immediato quello di fornire ai 23 ragazzi partecipanti una serie di conoscenze e di strumenti utili a supportare le famiglie di minori disabili, dando loro un aiuto o dei momenti di sollievo.

La finalità generale di DiverTempo è infatti quella di preparare delle giovani figure di supporto agli animatori dei centri estivi, affinché le attività organizzate presso i centri estivi stessi possano non essere precluse ai ragazzi portatori di disabilità. Già al termine del percorso, i giovani che hanno seguito il percorso di sensibilizzazione potranno mettersi a disposizione per sostenere gli animatori nel rispondere alle specifiche necessità dei ragazzi con disabilità, evitando l’isolamento sociale e un aggravio di fatica per le famiglie - probabili conseguenze di un’esclusione dalle attività estive - e contribuendo, invece, a promuovere il loro opposto: momenti che siano al tempo stesso di socializzazione per i ragazzi e di sollievo per le famiglie.

Il percorso è stato progettato dopo un’attenta analisi delle caratteristiche demografiche e un monitoraggio dei bisogni del territorio di Caluso e dintorni svolto da Crescere Insieme. La prima parte dell’iniziativa formativa si è dunque concentrata in particolare sulle disabilità maggiormente diffuse sul territorio di riferimento: sindrome di down, disturbo di iperattività e deficit di attenzione, autismo. La seconda parte è stata invece dedicata all’evoluzione della definizione di disabilità secondo la classificazione dell’OMS: dal concetto di disabilità come mancanza degli anni ’70 all’idea odierna di disabilità intesa in relazione all’ambiente in cui si vive. 

In quest’ottica, la disabilità, come condizione di difficoltà di un individuo che vive in un ambiente a lui sfavorevole, apre le porte a un’interpretazione nuova: la disabilità potenzialmente riguarda tutti, e non solo le persone che finora sono state etichettate come disabili, poiché il rapporto con l’ambiente può trasformarsi nel tempo. 

Il capovolgimento di prospettiva conduce a una visione in cui non si guarda più tanto a ciò che non si ha, ma a ciò che si è e a ciò che si riesce comunque a fare: una prospettiva incentrata sul concetto di salute, intesa non come assenza di malattia ma come benessere derivante da una relazione armonica tra individuo e ambiente.

Non solo. Questo approccio mette in evidenza la possibilità di un miglioramento che educatori, animatori, operatori adeguatamente formati sono chiamati a perseguire. Tale miglioramento si può tradurre come trasformazione in positivo del rapporto di integrazione e di socializzazione tra le persone disabili e il territorio in vista dell’innalzamento della qualità della vita. 

Per la parte di formazione asincrona, i giovani si sono cimentati nella simulazione dell’organizzazione di un centro estivo e nella visione dello spettacolo di Paolo Ruffini, Up & Down, al termine del quale è seguito un confronto. 

Per lo svolgimento degli incontri sono state evitate le lezioni frontali; si è invece optato per una modalità dialogica, che consentisse lo scambio, la partecipazione e la crescita reciproca, ricalcando l’approccio animativo, allo stesso tempo metodo e oggetto del percorso di sensibilizzazione.